Lavorare la domenica: il caso di Valentina “non posso godermi la mia famiglia”

Lavorare la domenica è ormai diventata consuetudine, in una società dinamica come la nostra è bene poter usufruire di tutti i servizi possibili, come avere la possibilità di andare al supermercato di notte o la domenica pomeriggio; ma quanto siamo disposti ad accettare il lavoro domenicale? 

Questo tema da anni divide l’opinione pubblica, la presa di posizione del vescovo di Campobasso, monsignor Giancarlo Maria Bregantini, che con il suo intervento alle Settimane Sociali 2017, ha affermato che lavorare la domenica spezza la vita della famiglia; non abbiamo più il “lusso” di godere a pieno del cosiddetto “giorno del riposo” da poter dedicare interamente ai nostri famigliari e al relax.

«Se si va in un borgo, in un agriturismo, la famiglia si ritrova insieme, si difende la gratuità delle relazioni, ciò che da vita è la terra, la cultura e la tecnica, non gli ipermercati che sono il vero nemico dello sviluppo dei giovani, non danno lavoro vero ma solo temporaneo, che abbaglia ma non sazia» afferma sempre il monsignor Giancarlo Maria Bregantini.

Di seguito troviamo la testimonianza di Valentina Sechi, 49 anni, che dopo l’appello lanciato dalla Chiesa a Cagliari per la Settimana Sociale 2017, ha deciso di raccontare alla stampa il suo sfogo.

Valentina è una mamma lavoratrice, ha due figli di 12 e 17 anni e da sei anni gran parte delle domeniche le passa al lavoro: «trascorrere la domenica con la mia famiglia è la cosa che mi manca di più» afferma Valentina.

Il contratto di Valentina non prevedeva il lavoro domenicale, poi 6 anni fa c’è stata la crisi e l’azienda per non fare licenziamenti di massa ha chiesto la disponibilità dei propri dipendenti per lavorare qualche domenica. Nel corso del tempo le cose sono cambiate e ad oggi Valentina si ritrova a lavorare 26 domeniche all’anno. Così è costretta anche di domenica a percorrere i suoi 54 km per andare a lavorare e altrettanti per tornare, ma soprattutto deve rinunciare a passare la giornata con la sua famiglia nell’unico giorno in cui non si è presi dagli altri impegni settimanali.

 

lavorare la domenica

 

Il paradosso è che oggi il lavoro domenicale è pagato pochissimo, la maggiorazione del 30% è quasi niente, prima almeno si arrivava al 130 e lavorare la domenica era conveniente, oggi non ne vale davvero la pena.

Le visite ai centri commerciali hanno sostituito quelle ai centri storici, giovani e anziani si ritrovano in questi mall a trascorrere il tempo. «Ma non è vero che la domenica si lavora più degli altri giorni, la domenica si registrano cifre più basse; dal punto di vista economico non c’è grande riscontro, la domenica non è un giorno di forza ma è solo un punto di ritrovo senza grande ritorno economico. Sono convinta che la politica debba ascoltare la Chiesa e i sindacati, che da tempo si battono per darci una mano» afferma Valentina.

In conclusione il vescovo Giancarlo Maria Bregantini invita a guardare a quanto accade in Svizzera e in Germania, dove la domenica nessun negozio o ipermercato apre.

Nel 321 Costantino introdusse per la prima volta nella storia il lavoro finalmente libero dal lavoro servile. Oggi cosa significa lavoro libero se la gente deve faticare la domenica?

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