Mamma in Ufficio: quali sono i miei diritti?

Il 14 maggio è la festa della mamma, un lavoro a tempo pieno che spesso risulta difficile da conciliare con quello vero e proprio, senza il supporto di un familiare o una babysitter. Ma la legge italiana riconosce importanti diritti alle mamme lavoratrici.

Cosa prevede la legge.

L’articolo 2110 del Codice Civile riconosce una serie di diritti alla donna lavoratrice dipendente in stato di gravidanza o maternità. Il primo è quello della retribuzione obbligatoria, o almeno di una indennità sostitutiva, da erogare durante il periodo di assenza dall’ufficio. Un altro significativo è il congedo di maternità, che le consente di assentarsi dal lavoro per un massimo di 5 mesi. In caso di nascita prematura del bambino, una mamma ha inoltre la facoltà di restare a casa per un numero di giorni pari a quelli non ancora usufruiti durante la gestazione.
Oltre che dal Codice Civile, i diritti in ufficio delle donne in attesa e delle mamme lavoratrici sono tutelati anche dal Decreto Legislativo 151/2001, noto come Testo Unico sulla maternità.

Congedo di maternità.

Questo diritto consente di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di 5 mesi, già a partire da 1 o 2 mesi prima del parto. Una donna può richiederlo al proprio datore di lavoro, presentandogli il certificato di nascita del bambino entro 30 giorni dal parto. In genere le viene erogato l’80% dello stipendio, ma alcuni contratti di lavoro prevedono che le venga riconosciuto integralmente, al 100%.
Il periodo di congedo vale a tutti gli effetti come anzianità di servizio ed è considerato utile ai fini del calcolo delle ferie e della tredicesima.
Ma se i giorni previsti non dovessero bastare? Nessun problema, perché la donna ha diritto a richiederne altri come permesso o ferie aggiuntivi.

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Trattamento contributivo.

Quello relativo a tutto il periodo di congedo per maternità viene calcolato facendo riferimento alla media delle retribuzioni percepite durante l’anno solare. L’accredito è però subordinato alla presentazione di una specifica domanda con relativa documentazione allegata, ma attualmente non ci sono scadenze o termini definiti da rispettare. Spesso viene inoltrata dal datore di lavoro all’Inps.

Riposo giornaliero.

Una mamma non riposa mai, nemmeno il 14 maggio che è la sua festa. Ma secondo la legge, il suo diritto al riposo si estende anche dopo la nascita del bambino. Durante il suo primo anno di vita la donna può usufruire dei riposi giornalieri stabiliti dalla normativa: se l’orario supera le 6 ore ha diritto a 2 riposi, che possono anche essere cumulati nel corso della giornata; se invece è inferiore a 6 ore, soltanto a 1 riposo.
Di regola la durata di ogni riposo giornaliero è pari ad 1 ora, ma si riduce a soli 30 minuti se la mamma affida il bambino ad un asilo aziendale oppure ad uno situato in prossimità del luogo di lavoro.

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