Acqua pubblica, pronto al salto indietro

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Acqua pubblica, pronto al salto indietro

Sull’acqua pubblica il M5S ha una proposta legislativa che farebbe tornare indietro il Paese di oltre 20 anni facendo passare di nuovo il servizio completamente nelle mani dello Stato come negli anni ’90.

L’acqua pubblica è un bene comune

Prima di introdurre la discussione sull’opportunità di tornare ad un servizio interamente gestito dallo Stato va ribadito il valore anche ideologico dell’acqua. Lo slogan dell’acqua bene comune fu al centro del referendum che si svolse nel 2011.

I cittadini italiani votarono compattamente per l’acqua pubblica, a dimostrazione del fatto che la tematica era ed è molto sentita dall’opinione pubblica. Dovete però sapere che l’acqua che consumate ha un prezzo che è tra i più bassi di tutta Europa.

Perciò potete dire con assoluta certezza di avere a disposizione un sistema idrico efficiente e soprattutto economico. Peraltro la letteratura medica concorda sul fatto che l’acqua del rubinetto è molto salutare. I dottori e gli scienziati non consigliano affatto l’acqua in bottiglia, dicendo che nelle case arriva acqua ottima da bere e ricca di sostanze benefiche per la salute.

La proposta di legge

Il M5S ha presentato alla Camera una specifica proposta di legge in merito all’acqua pubblica a firma di Federica Daga. Anche tra gli alleati di governo leghisti si è presto diffuso il malcontento. Infatti questa iniziativa legislativa vorrebbe far tornare in mano pubblica tutto il servizio, compresa la gestione e la fatturazione.

Se è vero che in Italia l’acqua è considerata a tutti gli effetti un bene comune, è altrettanto vero che ormai la gestione mista tra pubblico e privato è una pratica che viene adottata in moltissimi settori. Nel caso specifico dell’acqua poi siamo già al 97% di gestione pubblica, in forma partecipata oppure diretta.

Le criticità di un ritorno al passato

Il sistema degli anni ’90 che prevedeva tutta la questione dell’acqua gestita dal settore pubblico è stato cambiato proprio perché non era considerato efficiente. Pensare oggi di rimettere in carico alla pubblica amministrazione locale l’acquedotto, la manutenzione, la depurazione e tutto il resto presenta numerose criticità.

La prima ovviamente è economica. In questi anni sono stati fatti investimenti che avrebbero avuto costi altissimi per le comunità locali, proprio grazie alla compartecipazione del partner privato. In realtà già adesso si può affidare interamente alle società pubbliche ma molti enti scelgono un controllo di tipo misto, proprio per far fronte a spese ingenti che non riuscirebbero a sobbarcarsi da soli. I Comuni inoltre sono sempre più in difficoltà e aggiungere gravame sarebbe un problema.

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