Quanto guadagna chi lavora nei call center?

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Buone notizie in arrivo per i lavoratori dei call center: il Ministero del Lavoro ha aggiornato le tabelle stipendiali per i lavoratori di questo settore, aumentando il guadagno previsto.

Si tratta del secondo aggiornamento in un anno, dovuto al rinnovo del contratto nazionale per il settore in cui spesso si risparmia proprio sugli stipendi dei dipendenti.

I salari minimi per chi lavora nei call center

Secondo gli ultimi dati in Italia ci sono 80mila persone che lavorano nei call center. I loro stipendi variano da un caso all’altro. Con il decreto 77/2018, le retribuzioni prevedono tre step diversi: il primo aggiornamento di stipendio ha valenza dal 1 gennaio 2018, il secondo dal 1 luglio 2018 e il terzo dal 1 gennaio 2019.

Per esempio un terzo livello, che corrisponde al profilo dell’addetto ai call center, ha uno stipendio annuo di 12.355,44 euro, che con l’aggiunta degli oneri aggiuntivi come la tredicesima, arriva a un lordo di 30.545,80 euro. Lo stipendio minimo mensile quindi ammonta a 1.000 euro e con gli altri oneri, arriva a 2.082,09 euro lordi.

Le eccezioni per i datori di lavoro

Il datore di lavoro può non rispettare i minimi retributivi per i lavoratori dei call center in caso di eventuali benefici di cui l’impresa usufruisce ai sensi delle disposizioni vigenti, di oneri derivanti da eventuali accordi integrativi aziendali, tipo i buoni pasto o vari premi e, infine, in caso di oneri derivanti da interventi relativi a infrastrutture, attrezzature, macchinari e altre misure legate al Dlgs. 81/2008 su salute e sicurezza.

Call center, lavoro stressante

Si sa che quello del call center è un lavoro stressante. I lavoratori spesso hanno a che fare con clienti esigenti o scortesi e i loro datori del lavoro non hanno a volte troppa comprensione.

Difatti, lo Stato ha deciso di occuparsi del settore dopo che alcuni scandali hanno occupato le copertine dei quotidiani per vari giorni: uno su tutti, il noto caso di un call center di Taranto che aveva iniziato a togliere ai suoi dipendenti un’ora di lavoro se arrivavano con qualche minuto di ritardo o rimanevano in bagno per più di cinque minuti.

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