Serve un patto per l’occupazione giovanile

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L’occupazione giovanile è un elemento fondamentale da controllare e su sui investire risorse: senza assicurare lavoro e crescita ai giovani è ovvio immaginarsi un declino della nostra società.

E l’occupazione giovanile è uno dei punti chiave, dei goal fondamentali da raggiungere per l’Agenda 2030 che, nel settembre 2015 è stata sottoscritta da più di 150 leader internazionali che si sono incontrati alle Nazioni Unite per contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente.

Da quell’incontro è nata appunto l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals) e i 169 sotto-obiettivi, che si propongono di porre fine alla povertà, lottare contro l’ineguaglianza e portare allo sviluppo sociale ed economico.

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Occupazione giovanile in Italia

Come sta andando questo obiettivo nel nostro Paese? Secondo il Rapporto ASviS 2018 si è verificato un complessivo peggioramento. Sebbene negli ultimi anni sia aumentata l’occupazione, il tasso di disoccupazione è ancora quasi doppio rispetto ai livelli pre-crisi e una parte della nuova occupazione giovanile ha caratteristiche di frammentarietà e precarietà.

In particolare, secondo il rapporto, sono molto aumentati il numero e la quota di contratti part-time per ragioni economiche (non per scelta del lavoratore). A livello territoriale, peggiora il tasso di disoccupazione e della quota di persone tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano (Neet).

Nell’ultimo anno, la normativa italiana sul lavoro e la crescita economica hanno fatto passi in avanti, concentrandosi sulle misure per incentivare la produttività, promuovere l’imprenditorialità, superare gli squilibri territoriali e migliorare la condizione giovanile nel mercato del lavoro.

È diventata però urgente la definizione di un piano pluriennale che metta a fattor comune tutte le azioni volte a sostenere l’occupazione giovanile, potenziare l’efficienza del sistema produttivo nel combinare i fattori capitale e lavoro e, infine, di riallocare le risorse degli attuali sussidi dannosi per l’ambiente per incentivare l’economia sociale e solidale.

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