Minorenni al lavoro, cosa c’è da sapere

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Se siete minorenni e avete deciso di trovarvi un lavoretto nella pausa estiva oppure avete un figlio adolescente che nelle vacanze scolastiche vuole guadagnare qualche risparmio ecco tutto quello che dovete sapere sui minorenni al lavoro.

Minorenni al lavoro: differenza fra bambini e adolescenti
La legge risulta molto dettagliata nel differenziare i bambini dagli adolescenti quando si parla di minorenni al lavoro. Con il dlg. 345 del 1999 vengono classificati come bambini tutti quelli al di sotto dei 15 anni, soglia oltre la quale si diventa adolescenti. Per i primi è assolutamente impossibile lavorare, ad eccezione di alcuni settori specifici come lo sport, l’ambito culturale e artistico oppure la pubblicità ma comunque occorre il consenso scritto dei genitori. Dai 16 anni in poi, al termine dell’obbligo scolastico, è possibile lavorare e la situazione diviene meno complessa per i datori di lavoro. Con l’apprendistato, che ha pure una funzione formativa, è possibile lavorare già dai 15 anni di età.

Le regole specifiche per i minorenni al lavoro
Con l’articolo 37 della Costituzione si tutela il lavoro dei minorenni attraverso norme speciali. Ad esempio, ai bambini è vietato svolgere compiti che possano compromettere il loro sviluppo psico-fisico e non possono assolutamente lavorare di notte (regola valida pure per gli adolescenti). Anche l’orario di lavoro è regolato: i bambini possono lavorare al massimo 35 ore settimanali e non più di 7 al giorno, mentre per gli adolescenti vigono le 40 ore settimanali e le 8 giornaliere. Infine c’è molta attenzione alla sorveglianza sanitaria. I minorenni al lavoro devono effettuare la visita pre-assuntiva e visite periodiche scadenzate nel tempo per verificare che l’attività lavorativa non abbia inciso negativamente sullo sviluppo fisico e psichico.

La situazione italiana dello sfruttamento minorile
Le norme sui minorenni al lavoro si sono irrigidite negli ultimi anni perché l’Italia resta uno dei paesi europei che ogni anno registra il numero più alto di vittime accertate dello sfruttamento lavorativo. Naturalmente la situazione non è uguale in tutta Italia. Le regioni del nord e del centro registrano livelli di rischio di lavoro minorile molto bassi. Più critica la situazione al sud e in particolare in Sicilia dove lo sfruttamento minorile raggiunge dei livelli davvero preoccupanti. I settori produttivi che in tal senso risultano più a rischio sono quello manifatturiero e quello agricolo. In particolare in quest’ultimo i controlli sono più complessi e lo sfruttamento minorile molto frequente.

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